Prospetti On Air – Raccontare il Bilancio sociale

Il 21 novembre Prospetti è stata ospite di Terzo Binario, trasmissione di Radio Binario 7 dedicata al Terzo settore e realizzata dall'impresa sociale Danza Immobile. Il tema affrontato nella puntata è stato quello del bilancio sociale e delle numerose valenze positive associate all’adozione dello strumento, qualora questa avvenga con consapevolezza e adottando il giusto approccio.

Buona visione!

https://radio.binario7.org/pages/terzo-binario

https://www.facebook.com/RadioBinario7/videos/vl.465570050619305/208628323369764/?type=1


Qualora preferiate leggere, di seguito le risposte alle domande che hanno guidato il piacevole confronto.

Perché parliamo di bilancio sociale?

Il D.Lgs 117/2017 – al comma 1 dell’art. 14 – prescrive l’adozione del bilancio sociale per gli ETS con ricavi, rendite, proventi o entrate comunque denominate superiori ad 1 milione di euro. 

“Gli enti del Terzo settore con ricavi, rendite, proventi o entrate comunque denominate superiori ad 1 milione di euro devono depositare presso il registro unico nazionale del Terzo settore, e pubblicare nel proprio sito internet, il bilancio sociale redatto secondo linee guida adottate con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali [...] e tenendo conto, tra gli altri elementi, della natura dell'attività esercitata e delle dimensioni dell'ente, anche ai fini della valutazione dell'impatto sociale delle attività svolte”.

Aldilà dello specifico obbligo normativo – stabilito in base ad un criterio dimensionale – il tema della trasparenza e della rendicontazione degli impatti è nello spirito e nell’architettura di tutta la Riforma. Pertanto, si ritiene utile parlare di bilancio sociale e, soprattutto, interrogarsi sui vantaggi che può arrecare agli ETS (di qualsiasi dimensione) l’avvio di processi di rendicontazione degli impatti generati.

 

Cosa si intende per bilancio sociale?

Il bilancio sociale è uno strumento di rendicontazione che si inserisce nel più vasto tema della responsabilità sociale d’impresa, ossia della responsabilità delle imprese per il loro impatto (in termini economici, sociali e ambientali) sulla società. Pertanto, quando parliamo di bilancio sociale ci inoltriamo nel campo di quella che potremmo definire la gestione etica e trasparente delle risorse.

Il bilancio sociale è un documento con il quale le organizzazioni espongono e rendono conto in maniera chiara delle scelte, delle attività, dei risultati raggiunti e degli impatti generati dal proprio agire consentendo ai diversi stakeholder (portatori di interessi) di comparare le proprie attese con gli esiti dell’azione organizzativa e di verificare la coerenza tra “ciò che si dice e ciò che si fa”.

Generalmente, a prescindere dallo standard che s’intende adottare, un bilancio sociale si compone di alcuni sezioni fondamentali.

La prima è quella dell’identità nella quale chi rendiconta dovrebbe raccontare dove inizia la propria storia, qual è la propria missione, quali sono i principi e i valori che guidano il proprio agire, quale vuole sia il punto di arrivo del proprio percorso e quante e quali sono le persone che ogni giorno si impegnano in questo cammino.

Altra sezione fondamentale è quella dedicata alla mappatura dei propri stakeholder, ossia all’identificazione di tutti quei soggetti che in qualche modo influenzano e contribuiscono allo svolgimento delle attività o ne sono i destinatari. Di tali soggetti un bilancio sociale dovrebbe indagarne aspettative, bisogni ed esigenze al fine poi di poter misurare e valutare la propria capacità di risponder loro in maniera adeguata.

Ulteriore e fondamentale sezione di un bilancio sociale è la descrizione e quantificazione del valore sociale creato. In questa sezione, che è un po’ il cuore del bilancio sociale, trova spazio quella che viene chiamata catena di senso, mappa del valore sociale o catena del valore ma che, a prescindere dal nome che gli viene dato, è uno schema logico che permette di rendersi conto e render conto di quelli che sono i collegamenti tra la propria missione, le linee di intervento, le attività, i risultati che si conseguono e gli impatti che si generano. Da qui la costruzione di indicatori atti a misurare i fatti, e non solo le cifre e a dare informazioni di natura quali-quantitativa sul valore sociale creato.

 

Perché adottare il bilancio sociale? 

Generalmente il bilancio sociale è uno strumento volontario, in taluni casi sono le norme che ne impongono l’adozione, come nel caso della recente riforma del terzo settore. Pertanto, il bilancio sociale può essere adottato per norma, al fine di essere adempienti con quanto previsto da disposizioni normative, o per esigenza qualora ne si conoscano e riconoscano i vantaggi e le valenze positive.

Le valenze del bilancio sociale possono essere ricondotte a tre macro-categorie: valenze strategiche, valenze interne e valenze esterne.

Quando parliamo di valenze strategiche ci riferiamo alla capacità del bilancio sociale di porsi come strumento di governance e strumento di management.

In qualità di strumento di governance, il bilancio sociale può supportare l’organizzazione nell’adempimento dei propri obblighi e delle proprie responsabilità nei confronti degli stakeholder (in termini di rispetto delle norme, reporting alle autorità vigilanti e gestione della trasparenza nelle relazioni interne ed esterne).

Come strumento di management, il bilancio sociale si presenta come un’occasione per definire o ridefinire la propria missione tenendo conto del “profilo di responsabilità sociale” che ci si intende dare; valutare il proprio posizionamento strategico di immagine rispetto al contesto e agli stakeholder di riferimento; ampliare il flusso informativo diretto al management con dati di natura diversa da quella economica ma altrettanto significativi; verificare la coerenza del proprio agire con gli impegni assunti.

Quando parliamo di valenze interne ci riferiamo alla capacità del bilancio sociale di contribuire al miglioramento organizzativo, alla corretta gestione delle risorse umane e della conoscenza.

L’avvio di un processo di rendicontazione sociale contribuisce al miglioramento organizzativo in quanto stimola l’orientamento alla qualità e all’innovazione; suggerisce una rivisitazione dei compiti e delle responsabilità laddove tutta la struttura inizia a ragionare non solo in termini tradizionali di caselle di organigramma, ma anche in termini di categorie di stakeholder; consente la creazione di un sistema informativo che da vita ad un controllo di gestione in grado di monitorare i risultati non solo sotto il profilo economico, ma anche sotto quello dei risultati e degli impatti generati.

Con riferimento alla gestione delle risorse umane, il bilancio sociale si propone come uno strumento in grado di incidere in maniera positiva sulla motivazione del personale e sul clima aziendale, di contribuire alla creazione di un’identità comune e al rafforzamento del senso di appartenenza nonché sulla capacità di attrarre i talenti.

Inoltre, la realizzazione di un processo di rendicontazione sociale facilita la valorizzazione delle conoscenze all’interno dell’organizzazione in quanto consente di “mappare” le competenze e le conoscenze, i depositari delle informazioni e i processi.

Le valenze esterne della rendicontazione sociale hanno a che fare con i risvolti in termini di marketing, comunicazione, fundraising e partneraising.

Certamente, il bilancio sociale si propone come uno strumento per governare la propria reputazione e rafforzare la propria immagine nei confronti degli stakeholder. Questo è un aspetto molto importante ma da non confondere con l’unico fine del bilancio sociale – come a volte qualcuno fa – sminuendone così il ruolo e relegando lo strumento alla mera funzione di “vetrina delle belle cose”.

Oltre che strumento di rendicontazione dei risultati e degli impatti generati, il bilancio sociale è sicuramente anche uno strumento di comunicazione nel momento in cui contribuisce a sviluppare strategie di comunicazione più efficaci perché in grado di tener conto dei diversi bisogni informativi delle varie categorie di stakeholder.

Infine, con riferimento agli ETS, il bilancio sociale diventa uno strumento per rafforzare la capacità delle organizzazioni di fare fundraising e partner-raising. Così come dicono gli esperti di fundraising: il dono non è un atto di fede. I donatori hanno bisogno di conoscere i risultati e gli impatti generati dalle iniziative realizzate dai soggetti ai quali si è fornito un supporto finanziario. In questo caso, il bilancio sociale è uno strumento attraverso il quale gli ETS possono legittimarsi agli occhi dei potenziali donatori, dimostrare di agire in maniera trasparente e raccontare i cambiamenti che generano nei contesti di riferimento. Il discorso è speculare se, invece di chi dona risorse finanziare, si considerano i soggetti che intendono donare il proprio tempo in qualità di volontari o altre organizzazioni che intendono avviare partnership e collaborazioni.

 

Quali sono i modelli e gli approcci possibili? 

Il conseguimento degli innumerevoli vantaggi – in termini di valenze strategiche, interne ed esterne – non è di per sé un fatto scontato o automatico dell’adozione del bilancio sociale. Molto dipende dal modello e dall’approccio che si utilizza. Esistono numerosi modelli di rendicontazione sociale – sia nazionali che internazionali; a prescindere dalle specificità di ognuno, in questa sede ciò che interessa è la distinzione tra modelli con enfasi sul documento e modelli con enfasi sul processo.

Appartengono alla prima categoria tutti quei modelli che focalizzano la loro attenzione sulla definizione dei principi e dei procedimenti strumentali a redigere il report finale. Si rivolgono soprattutto al perfezionamento del documento e delle sue modalità di redazione. Secondo l’orientamento di questi modelli, la responsabilità sociale si esaurisce nella realizzazione del report sociale in sé, perdendo di vista tutte le valenze organizzative e gestionali interne che sono tipiche della rendicontazione intesa nella sua accezione non di mera veicolazione di dati e informazioni di ambito sociale all’esterno, ma di riorientamento dell’intera struttura.

I modelli di rendicontazione con enfasi sul processo, a differenza dei precedenti, considerano il documento finale di relazione – il bilancio sociale e la sua redazione e pubblicazione – come l’ultima fase di un intero processo di interiorizzazione e riorientamento dell’organizzazione; per il loro tramite si recuperano tutte quelle valenze organizzative e gestionali interne che completano l’aspetto di comunicazione all’esterno del report sociale.

Pertanto, se si adotta un modello con enfasi sul documento il bilancio sociale viene usato come un semplice documento di reporting (che in maniera unidirezionale fornisce informazioni), al contrario, ponendo l’enfasi sul processo il bilancio sociale – o meglio la rendicontazione sociale – si propone come un’occasione di dialogo e di relazione con i propri stakeholder.

Uno degli elementi che caratterizza i modelli basati sul processo è proprio la partecipazione e il coinvolgimento degli stakeholder nell’elaborazione di un bilancio sociale. La creazione di momenti di incontro con gli stakeholder – siano essi interni o esterni – consente all’organizzazione di uscire dalla trappola dell’autoreferenzialità, di far emergere aspettative ed esigenze degli stakeholder; di individuare le metriche migliori per raccontar loro il valore sociale creato, di indentificare le vie migliori per migliorare.

Focalizzandosi sul processo di rendicontazione e non sul mero documento, adottando un approccio partecipato e creando meccanismi di ascolto, l’organizzazione da vita ad una relazione a doppio senso con i propri stakeholder nella quale scambia informazioni contro fiducia e consenso.

Se tale interpretazione sarebbe preferibile per qualsiasi tipo di organizzazione, nel caso degli ETS diventa indispensabile. Perseguendo finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale per gli ETS il bilancio sociale è l’unico vero strumento attraverso il quale tali enti possono misurare e rendicontare il perseguimento della propria missione ( a differenza delle organizzazioni for profit per le quali il bilancio civilistico soddisfa questa esigenza). A tal proposito, si parla di bilancio di missione come strumento attraverso il quale le organizzazioni no profit rendicontano gli impatti sociali che generano che, altro non sono, che non il fine ultimo che giustifica la loro esistenza e il loro agire. Solo attraverso il bilancio sociale gli ETS possono mantenere e rafforzare la legittimazione sociale e vedersi garantito il supporto necessario per continuare ad operare.